Collettiva di artisti sul problema della privatizzazione della nostra acqua.......
Per chi non avesse chiaro i termini della protesta, si deve sapere che tutto parte dal decreto approvato dal Parlamento lo scorso novembre che, se da un lato ribadisce come la propriet... Mostra tut...toà dell’acqua sia pubblica, dall’altra però chiude tutte le gestioni in house entro il 31 dicembre 2011 a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati.
La norma, in particolare, prevede due modalità per la gestione dell’acqua: una in via ordinaria ed un’altra in via straordinaria. Si stabilisce così che la gestione del servizio idrico debba essere affidato ad un soggetto privato scelto tramite gara pubblica oppure ad una società mista (pubblico-privato) nella quale il privato sia stato scelto con gara. Oppure, caso straordinario, la gestione del servizio idrico può essere affidata (“in casi eccezionali”) in via diretta, vale a dire senza gara, ad una società privata o pubblica. In tal caso, però, si deve in primo luogo trattare di una società in house, ossia una società su cui l’ente locale esercita un controllo molto stretto; in secondo luogo, l’ente locale deve presentare una relazione all’Antitrust in cui motiva la ragione dell’affidamento senza gara. In terzo luogo, l’ Antitrust deve dare il proprio parere.
In molti si sono scagliati contro il decreto ritenendo, infatti, che una famiglia subirà dalla privatizzazione dell’acqua un aumento della bolletta del 16 % in media nel biennio 2010-2011 dovuto al fatto che il decreto Ronchi porterà un consistente aumento del costo del servizio derivante non soltanto dalla necessità di remunerare i costi di gestione, ma anche dall’esigenza dei privati di realizzare profitti dalla fornitura dei servizi idrici.
Per il Ministro Ronchi, invece, non c'è privatizzazione. “L'acqua è un bene pubblico” - dice- e il “decreto non ne prevede la privatizzazione”, ed inoltre “aprire il sistema idrico al mercato crea quel meccanismo che porta ad una migliore qualità, una maggiore efficienza e una più autentica trasparenza”.
La 'ratio' della legge appare legata quindi, in buona parte, alla situazione a dir poco critica della rete idrica italiana. È stato stimato, infatti, che per rimettere a nuovo le nostre infrastrutture nel prossimo triennio saranno necessari investimenti per ben 60 miliardi di euro. Con questo decreto, dunque, lo Stato conta di passare parte del problema al settore privato, attirandolo con delle prospettive di guadagno che restano comunque molto allettanti.
Positivo il giudizio dell’antitrust secondo cui questo è «un buon provvedimento perché dà luogo a una liberalizzazione da tanto tempo. L'acqua rimane un bene pubblico ma il servizio finalmente viene liberalizzato», grazie al meccanismo delle gare.
Uno dei punti chiave del decreto è la creazione di un’Authority indipendente in grado di garantire la necessaria trasparenza sulle gare pubbliche, sulla gestione del servizio e sul controllo delle tariffe.
Ma di fronte a questa norma, come si usa fare in genere, è stato già costituito un comitato provvisorio per la raccolta di firme per un referendum abrogativo.
Staremo a vedere come finirà.
Torna alle newshome Christian Brogi